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 ARTICUI - NEWS



LETTERA APERTA AL PRESIDENTE 
della Regione Friuli-Venezia Giulia

Dott. Renzo Tondo

di Silvana Schiavi Fachin

Carissimo Presidente

 è noto che gli aspetti riguardanti la politica linguistica non rientrano nelle Sue priorità, diversamente da quanto avviene, ad esempio, nelle Province di Bolzano e Trento che operano in contesti multilingui analoghi, è cosa nota . L’abbiamo constatato in questi quasi cinque anni della Sua Presidenza ed emerge con evidenza anche nella risposta che ha dato alle osservazioni critiche del Segretario politico del Movimento Friuli Marco De Agostini. Eppure la politica linguistica è settore che investe profondamente la personalità e il benessere dei cittadini, la loro educazione, la loro identità, la loro crescita culturale e professionale. Bisogni e diritti primari come lo sono un lavoro dignitoso e condizioni economiche decorose. E’ tuttavia nello sviluppo delle capacità linguistiche che affonda la crescita della personalità dell’individuo, dall’età infantile all’età adulta, e che garantisce a ciascuno una piena ed efficace partecipazione alla vita culturale e democratica di una comunità. Lo dice anche la nostra Carta Costituzionale. E dice anche, riconoscendo l’eguaglianza di tutti i cittadini “ senza distinzione di lingua” che è compito dell’intero complesso degli organi centrali e periferici, legislativi, esecutivi e amministrativi dello Stato e degli enti pubblici perseguire i compiti di una educazione linguistica efficacemente democratica che rispetti, tuteli e valorizzi la diversità linguistica e culturale evitando che le differenze si traducano in ghetti e gabbie di discriminazione, come ostacoli alla parità.

Questi i sono principi  che dovrebbero innervare l’agire politico di tutti coloro che hanno la responsabilità di rappresentare noi cittadini nelle istituzioni. Purtroppo non è stato così né nel Suo caso, né nel caso della Sua giunta, dei Suoi assessori e di molti (troppi!) consiglieri. I fatti che Ella ha elencato sono tardivi, insufficienti e rischiano di essere soprattutto inefficaci. La legge regionale n.29 del 2007, approvata dopo anni di pressioni e proposte da parte dell’opinione pubblica, è stata il frutto di compromessi e mediazioni che non hanno tenuto conto dei reali bisogni e desideri di apprendimento della lingua e della cultura friulana dei bambini e degli adolescenti, i veri destinatari dell’intervento. Noi del comitato scientifico dell’ARLeF avevamo presentato una proposta di legge innovativa elaborata sui modelli più efficaci dell’educazione bilingue e plurilingue, rispettosa dei tempi e dei modi necessari per avviare e arricchire il patrimonio linguistico degli allievi attraverso continui ampliamenti e arricchimenti. La legge del 2007 già rispecchiava una pedagogia linguistica tradizionale, prevedendo di operare settorialmente, nell’ora di friulano ignorando la necessità di coinvolgere nello sviluppo delle capacità linguistiche non una, ma tutte le materie, non uno ma tutti gli insegnanti. Il regolamento, approvato tardivamente, durante il Suo governo, la scarnifica ulteriormente, poiché non è altro che un’arida elencazione di norme organizzative e riduce il processo di apprendimento/insegnamento a trenta ore annuali che rappresentano una contraddizione in termini rispetto ai tempi richiesti dagli apprendimenti linguistici dell’età infantile che richiedono tempi brevi e frequenti. L’introduzione del friulano nel curricolo avverrà, infatti, soltanto a partire dal prossimo anno scolastico e soltanto nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie.

Va denunciata inoltre la grave assenza di un piano organico di formazione professionale degli insegnanti, formazione che avrebbe dovuto costituire l’indispensabile presupposto per garantire agli allievi e alle loro famiglie un insegnamento della lingua e della cultura adeguato ed efficace. Quanti dei 700 insegnanti inclusi nell’elenco regionale ,possiedono tali competenze? In base alla mia esperienza, avendo operato nei corsi di formazione presso l’Università di Udine e nei corsi organizzati nelle scuole, posso affermare che i docenti in possesso di una preparazione linguistica e glottodidattica adeguata  non superano i 100-120. Gli altri, non certo per colpa loro, avranno una qualche competenza nella lingua e qualche conoscenza nel campo della cultura ( storia, geografia, letteratura, tradizioni, cc.) ma non conoscono i principi dell’educazione bi-plurilingue che comporta una approfondita conoscenza dei fatti di lingua  e di strategie di apprendimento nelle diverse fasce d’età. Per dotarli di tale preparazione sono necessari corsi universitari ( e postuniversitari ) che integrino la loro complessiva formazione sul linguaggio e le lingue, di ordine teorico, psicologico e sociologico e competenze sui processi educativi e le tecniche didattiche. Gli insegnanti in formazione vanno sostenuti nella progettazione degli interventi, nella scelta dei contenuti e nella organizzazione delle attività. La Regione avrebbe avuto il dovere nei riguardi degli insegnanti che hanno espresso la loro disponibilità ad affrontare l’esperienza dell’insegnamento e delle 39mila famiglie che hanno dato il loro assenso di investire in questo settore e dare all’Università la responsabilità e  i finanziamenti necessari  per gettare le solide basi che servono per una corretta applicazione della legge statale n482/99 e la L.R.29/2007.

La nostra Regione potrebbe/dovrebbe diventare un laboratorio per la formazione plurilingue dei cittadini europei che valorizzando il ricco patrimonio di lingue native (il  friulano, lo sloveno e il tedesco e, laddove è possibile, le lingue della nuova immigrazione), l’italiano lingua seconda e una ricca gamma di lingue straniere ( dall’inglese al francese, allo spagnolo, all’arabo, al cinese ma anche al romeno, all’ungherese e alle altre lingue dei paesi dell’Europa Centrale con i quali la nostra regione intrattiene rapporti culturali e commerciali ) offrendo così anche un modello formativo al MIUR che corregga gli errori e le storture che continua a commettere nelle esperienze formative. Le segnalo, tra le più recenti, i corsi di TFA ( Tirocinio Formativo Attivo ) le cui disfunzioni riempiono le pagine dei giornali e il MASTER di II Livello per gli insegnanti delle 12 lingue minoritarie che prevedono di realizzare a partire dal 2013 e che costituirà l’ennesima esperienza faticosa e  carica di frustrazioni per la classe docente.

Spero che non considererà anche questo mio intervento frutto di “mala informazione”. Nel maggio del 2011 Le avevo chiesto un incontro chiarificatore,  ma Ella non ha avuto nemmeno la cortesia di rispondermi. Le rinnovo la mia disponibilità ad un confronto, La ringrazio per l’attenzione e Le invio un saluto cordiale.











































































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